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Isabella Santacroce, Destroy, recensione

Strazio, tedio, morte subitanea.
Saranno questi gli stadi che attraverserete durante la lettura di questo romanzo. (?)
Misty, venticinquenne italiana in avanscoperta a Londra, si droga da mane a sera alla ricerca di forti emozioni, si veste con materiali che utilizzereste solo per avvolgere gli avanzi della cena, si prostituisce, ma non troppo.
Insomma, tutto ciò che potreste aspettarvi da una che piace a Baricco.
La trama non esiste.
La Santacroce è convinta che basti “baroccheggiare” la scrittura e riempirla di epiteti qua e là per apparire subito misteriosa, tormentata ed intellettualoide.
Qualcuno le spieghi che non basta scrivere “cazzo” per essere Bukowski.
E gli imbarazzanti blocchi di testo, utilizzati evidentemente per prendere spazio?
Una tristezza infinita.
Sarà solo a pagina 107 però, che invocherete una morte subitanea, mentre cercherete disperatamente di comprendere perchè la Santacroce abbia aggiunto la sua wishing list natalizia al romanzo (o qualunque cosa questo libro abbia la pretensione di essere).
Da leggere solo per puro masochismo.
Collana universale economica Feltrinelli, 112 pag.,2003
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