MovieZ

Ieri Melancholia, oggi ‘mbaranoia. *State attenzione che ve lo racconto tutto*


Ciao persone.

Lo sapete ormai, sta la crisi.

Quando sta la crisi significa che le nostre tasche sono più libere di contene

re le nostre mani fredde.

Allora che si fa quando sta la crisi?

Andiamo al cinema ma all’orario presto, che si paga di meno e con il re

sto ci compriamo le Goleador (che sono sempre utili).

E allora alle 15.30, nella bollenterrima saletta del Tibur, io e il mio fidato Ing. appresso a quattro vecchiarelli e due baldi giovini, ci siamo guardati Melancholia di Lars Von Trier.

Perchè questo film se prima ci eravamo abbuffati di lasagna?

Perchè a noi ci piace darci le arie da intellettuali.

Il film è una figata.

Comincia con una serie di immagini angoscianti e portatrici di sventura.

Uccelli che cadono dal cielo proprio come la merda degli stormi a Roma, il tutto condito da un meraviglioso Wagner che fa arrizzicare le carni.

La prima parte porta il nome di Justine (Kirsten Dunst) , una delle sorelle protagoniste della pellicola.

E’ il giorno del suo matrimonio.

La festa non è come quella di mio cugino di Altamura, però si difende bene.

E’ la sposa che ha grossi problemi.

Ride e scherza, si ‘mbriaca, piscia in un campo da golf, si sbatte un perfetto sconosciuto nella stessa buca umida, poi decide che è giunta l’ora di farsi un bagno caldo.

Insomma, il tipico comportamento che ogni sposa adotterebbe.

Nel frattempo lo sposo vuole conquistarla con la foto di un frutteto, ma nisba.

Nel film compare anche Udo Kier nei panni di un wedding planner che

detesta la sposa.

Si è poi saputo che Enzo Miccio ha avuto una crisi isterica quando è stato scartato ai casting.

Insomma, c’è del disagio.

Poco male, tanto la sera i due si sono già lasciati e lui chiede pure scusa a lei (qui è evidentissimo il famoso surrealismo alla Von Trier di cui tutti

 parlano).

Nel frattempo, l’Ing dorme.

La signora seduta accanto a me si rimette il cappotto. Le è venuto il freddaddosso perchè non c’erano le bomboniere.

Comincia la seconda parte che porta il nome di Claire (Charlotte Gainsbourg, j’adore), sorella maggiore di Justine, coniugata e con prole.

Cioè,un solo prolo: un bambino con ventordicimila lentiggini e il co

lorito di Casper.

L’Ing si sveglia e mi dice che quello che interpreta il padre è Kiefer Sutherland, il tizio di 24.

Abbbéh.

Insomma, anche lei è una donna disagiata.

La sorella, però, sta messa molto peggio.

Si sente Rosemary Altea, forse ha uno spirito guida, non lo sappiamo.

Dice che tutti dovemo morì.

E’ arrivata Memento!

Perchè dovemo morì?

Perchè ci sta un pianeta di nome Melancholia che rimbalza i colori come quelle lampade a fibra ottica anni ’70 che si scontrerà con la Terra e ci ridurrà tutti in una fumante ed informe poltiglia.

Allora prima tutti a festeggiare in terrazza  e a credersi che gli è andata di lusso, ma poi capiscono che KirstenRosemaryMemento Dunst c’aveva ragione e mentre Sutherland si spara un colpo (chè si sa, i maschi non reggono la tensione), le due e il pargolo ritrovano il progetto di una cattedrale di Renzo Piano, lo riadattano e costruiscono una capanna con dei rami di legno.

E poi. BOOOOOOOOOOM! Tutto finito.

Cosa mi ha lasciato questo film? Un dubbio, atroce.

‘Ndò cazzo li hanno trovati quei rami di legno lunghi tutti uguali?

ps.No, la foto delle tette della Dunst versione Tintarelladiluna qui non la trovate.

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