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Emotivi anonimi (ovvero:"Pensavo di essere l’unica a parlare da sola per strada")

E’ un sabato romano.

Sveglia presto, colazione occhi negli occhi (gonfi) e puccinerie varie.

Che facciamo, che cosa non facciamo?

“Ti porto al ghetto” dice l’Ing, che lo sa quanto mi piace.

“Solo se viene pure Jenny from the block!” dico io.

L’Ing. mi garantisce che la troveremo lì.

Che bella giornata.

Le bancarelle con i libri a 2.00€, il gelato di Mc Donald che non ho preso più, l’immensità della Feltrinelli e la busta pesantissima, la cena cinese che “ce la cuciniamo noi come si deve”.

Poi.

Una derapata che manco i cani.

Capisci che un uomo ti ama dalle manovre azzardate che fa con il motorino dopo che gli hai urlato: “Uuuuh, guarda che fico, c’è Emotivi Anonimi al Quattro Fontane!”

Il tempo di trovare un parcheggio (dis)umano, due complimenti dalle ragazze in cassa e siamo in sala.

Noi due, teneri e giovini virgulti versus una marea di sfioriti gerani sul viale del tramonto.

Si, insomma, il profumo di colonia era forte e le labbra con il rossetto al di fuori dei contorni molte.

Dopo venti minuti di trailer che avrebbero reso chiunque come Abe Simpson, il film comincia.

Lei è Angélique, cioccolataia e donna incredibilmente emotiva.

Per superare questo complesso frequenta un gruppo di auto-aiuto: gli Emotivi Anonimi.

Avete presente?

“Ciao, sono Angélique, emotiva.” E giù di svenimento.

Canta motivetti per darsi coraggio, danza con una leggiadria di cui Lorella Cuccarini sarebbe invidiosa, parla da sola per scegliere le frasi più giuste da pronunciare.

Come quella mattina in cui si presenta per un colloquio, con mezz’ora di anticipo, alla fabbrica di cioccolatini di cui è proprietario Jean-René, insicuro e timido patologico, con una camicia di ricambio sempre pronta a scongiurare l’abbondante sudorazione che lo affligge.

Potevano due così non piacersi?

Epica la prima uscita a cena, che provoca immediatamente quel senso di empatia da ricordo.

Ci siamo passati tutti, in fondo.

Chi di noi non è andata in bagno ad asciugarsi l’ascella e a tirare quello stupido pelo sul mento che a casa non aveva visto?

Chi non si è preparata dei fogliettini con gli argomenti di conversazione da usare per evitare imbarazzanti silenzi?

Non mancano battute che potrete rivendervi alla prima occasione utile.

“Comunque amo molto la pittura inglese” dice lei.

“Perchè, c’è pittura in Inghilterra?” risponde lui.

Tutto sembra essere perfetto.

Loro sono felici, e lui suda di meno e lei è sempre più bella e la cioccolateria sembra essersi ripresa dal momento di crisi e i cioccolatini sono buoni da trasecolare e tutti li vogliono, pure quelli ai funghi.

Poi la paura prende il sopravvento e schiaccia quella felicità.

E li allontana e li riavvicina, per poi allontanarli ancora.

Un balletto d’amore sulle note di Oci Ciornie, che finisce con uno stravagante abito pieno di fiocchi ed una malandata corsa verso quello che verrà.

 

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