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Uccidere il padre: Omicidiamolo! (Amélie Nothomb)

Uccidere il padre è un dovere di tutti noi. Solo così possiamo crescere.

Edipo prima e Freud poi ce l’hanno insegnato.

Oggi, Amélie Nothomb prende quel concetto e ne infuoca il significato: possiamo desiderare di uccidere un padre che non è “biologicamente” nostro?

Su questo dilemma si impernia il ventesimo romanzo della scrittrice belga, “Uccidere il padre”.

Joe Whip, quindicenne, viene scacciato dalla sgangherata famiglia d’origine.

È un ragazzino strambo, inquietante, attratto dalla magia e dai giochi di prestigio.

Di questo sopravvive, esibendosi per pochi soldi nei bar di Reno, in Nevada.

Poi, l’incontro che gli cambia la vita: Norman Terence, il mago più abile della zona, si accorge della sua straordinaria bravura.

Diventa il suo maestro, suo padre, suo mentore.

Terence ha una compagna bellissima, una flessuosa e sensuale fire dancerdi nome Christina, che ogni anno si esibisce al Burning Man, evento dedicato agli acrobati di tutto il mondo.

Proprio Christina diventa motivo di contesa tra i due, un amore che rasenta l’ossessione e il delirio, sullo sfondo vivido del deserto infuocato.

Un rincorrersi che diventa crescita per uno e desiderio di affermazione del ruolo di padre (seppur putativo) per l’altro.

Un romanzo di formazione in bilico tra realtà e incanto, odio accecante e amore sconfinato.

 

Amélie Nothomb, Voland, 2012

 

Puoi leggere questa recensione anche su Cosmopolis.

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