Fatti che non volevate sapere ma ve li dico lo stesso

Del diventare grandi (Nadia Terranova, The Artist e le bevande viola salutiste)

E’ il primo di marzo.

Fa stranamente caldo a Roma.

Sono a casa da sola a mangiare uno stupido yogurt.

La tv suona Lucio Dalla che ha deciso di lasciarci proprio oggi.

Il cronista di Sky tg 24 infila una banalità dietro l’altra.

Si diventa così stupidi davanti alla morte!

Fra qualche ora incontrerò Nadia Terranova.

Un’ intervista, capite? Un’ intervista!

Io terrona dalle vocali chiuse e dai capelli assurdi incontrerò una scrittrice!

Ricontrollo mille volte il percorso da fare per arrivare in via del Governo Vecchio, alla libreria AltroQuando.

Già so che mi perderò per l’ennesima volta.

Confido nella benevolenza degli dei e nel ritardo delle giovani scrivane.

Salgo, scendo.

Mi riconosci perchè sono quella con il naso incollato al vetro dell’autobus ed il sorriso ebete, pure quando una promoter mi regala dei crackers al basilico di non so dove.

Importuno tassisti, turisti, tabaccai.

Lo sapevo che non ci arrivavo, lo sapevo!

Poi la trovo, la libreria e mi lascio confortare dalla sua atmosfera.

Mi guardo nello specchietto, sistemo i capelli e ripasso il lucidalabbra.

Sembro una che aspetta il principe azzurro.

Come nelle migliori favole, mi distraggo proprio quando non dovrei.

Lei è accanto a me e mi sorride, con moltissimi denti!

La frase più intelligente che riesco a dire è: “Quanto sei alta!”

Tristezza.

Ci accomodiamo ad un tavolino dell’ Abbey Theatre, davanti ad un finestrone che regala una vista splendida.

Parliamo, tanto.

Ridiamo.

Lei beve una cosa arancione tipo festa delle medie, io una cosa salutista solo perchè è viola.

Non mi delude perchè è vera, è umana.

Anche quando si muove silenziosa ne La casa delle letterature e mi racconta di come è bello il giardino interno quando fiorisce.

Ci salutiamo alla fermata del bus e mi sento la ragazza più fortunata del mondo.

Ho passato un pomeriggio splendido e adesso mi attende la saletta buia del cinema Tibur.

Il bianco e nero di The Artist.

E’ la prima volta che vado al cinema da sola.

Sono diventata grande.

E mi piace.

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