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Storia dei capelli di Alan Pauls

Capelli.

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Quanto possiamo capire di una persona guardandoli? Lunghi, corti, ricci, lisci, con le meches, lo shatush, rossi, verdi, azzurri, fucsia, fluenti, radi, a bonbon stile Marie Antoinette, con la coda di cavallo, lo chignon, a spazzola, oppure nulla, con tutto il cuoio capelluto che splende nelle giornate di sole.

Si dice sempre che quando la vita cambia le donne cambiano taglio di capelli.

E gli uomini, invece?

Come si sentono loro quando si trovano davanti allo specchio, con il parrucchiere alle spalle che sguaina le forbici?

Alan Pauls nel suo “Storia dei capelli” scrive:

 “Non c’è giorno che lui non pensi ai suoi capelli. A tagliarli molto o poco, a tagliarli subito, a lasciarli crescere, a non tagliarli più, a farsi rap

are a zero, a radersi la testa per sempre. La soluzione definitiva non esiste. E’ condannato a tornare incessantemente sulla questione. Sempre così, schiavo dei capelli, finché crepa, magari. E perfino dopo. Non ha forse letto che… che i capelli crescono anche… o erano le unghie?”

 

Nella Storia dei capelli si nasconde il viaggio di una vita vissuta nell’Argentina degli anni Settanta. Una coperta a cui ci si aggrappa quando le cose intorno vanno male.

Li arrotoli se sei nervoso e non trovi soluzione ai problemi. Invidi i ricci di qualcun’altro perché la tua esistenza, invece, è liscia come la tua zazzera.

Vorresti nascondere il tuo biondo sfolgorante quando cammini in mezzo ad un mare di neri, arrenderti all’idea che se cadono non è solo perché si mangiano castagne. Sfuggire alla tua famiglia per la quale sono sempre troppo corti o troppo lunghi. Usare shampoo miracolosi che li rendano morbidi e setosi per poi scoprire che sono solo fandonie pubblicitarie.  Accorgerti sfogliando un album di foto che è tutto già segnato e non sarà il parrucchiere più bravo del mondo a farti sentire meno inadeguato. Le cose non cambieranno, la tua donna ti lascerà comunque preferendoti una parrucca, perderai il lavoro e la tua identità. Ed un giorno, quando avrai fatto pace con te stesso, forse, ti guarderai allo specchio e ripeterai “Perché io valgo”. Senza essere nemmeno pagato per farlo.

E comunque, detto fra noi, Alan Pauls è più figo di Eva Longoria.

Storia dei capelli, Alan Pauls, Edizioni Sur

Puoi leggere questa recensione anche su inutile

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