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L’olio di Argan non ci salverà: Rughe di Paco Roca, recensione

Sognate di restare giovani per sempre? Beh, scordatevelo. Diventerete vecchi, succederà. Sarete voi quelli davanti ai cantieri, quelli che fanno il bagno nella vasca con lo sportello, quelli che fissano la dentiera col Polident.rughe

Lo so perché ho letto un libro: Rughe di Paco Roca. Non è proprio un libro, quelli bravi lo chiamano graphic novel, quelli meno bravi fumetto. Il punto è che questo testo è speciale. Paco Roca è speciale. Ha una grande, grandissima abilità: sa raccontare la vita. Non quella dei copy del Mulino Bianco, quella vera. (Ok, è giunto il momento di prendere i kleenex, tanto lo so che anche voi, come me, ciclo a parte, siete molto sensibili). Vi ricordate Woody Allen, quando raccontava che la vita dovrebbe cominciare al contrario? Niente di più vero. In fondo, cosa diventiamo nell’ultima stagione della nostra vita, se non esseri piccoli ed indifesi, bisognosi di affetto e di cure?

Nasciamo, cresciamo, lavoriamo senza sosta per noi e per i nostri figli. Egoisticamente, ma solo un po’, speriamo che tutti questi sacrifici verranno ricompensati.
Poi, la nostra memoria comincia a vacillare. Prima dimentichiamo il nome del nostro cane, poi quello di nostra moglie. Infine, una grossa gomma cancella tutto quello che avevamo imparato. Anche chiudere i bottoni di una camicia diventa difficile. E ci trasformiamo, da onesti lavoratori, da brillanti oratori, da mariti e padri esemplari in una macchia oscura. Diventiamo inutili, un peso da affidare alle braccia di qualcun altro.
Paco Roca lo chiama Emilio. Tu puoi chiamarlo Giuseppe, come tuo nonno, o Adalgisa, come tua zia. Tu puoi chiamarlo mostro, malattia, cancro della società, afflizione, bruttezza inaudita, tempo che non ritorna, anaffettività, colpa, pena.
Prenditi pure in giro, tanto sai che il suo nome è Alzheimer. E leggi. Questa graphic novel, il giornale, le notizie su internet, l’ultimo bestseller, i mattoni russi. Tieni stretti nei pugni i tuoi ricordi, quelli della tua famiglia, quelli degli sconosciuti incontrati per caso al bar.
Lascia un segno di te, perché, basta poco sai, e non ci sei più.

Rughe, Paco Roca, Tunué

Puoi leggere questa recensione anche su Lahar Magazine

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5 thoughts on “L’olio di Argan non ci salverà: Rughe di Paco Roca, recensione

  1. Non l’ho letto, perché non sono patita di graphic novel e quindi non sapevo da dove provenisse il cartone (sicuramente non è assolutamente la parola giusta ma almeno rende) che ho visto ieri, e ancora da ieri piango.

Dai, dicci un fatto pure tu! :)

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