Fatti che non volevate sapere ma ve li dico lo stesso

Comprare il caffè a Casal Bruciato è tutta un’altra storia

Ho un’abitudine nuova da quando vivo a Casal Bruciato. Compro il caffè macinato fresco.

“Due etti di Maragojipe, vero?” mi chiede sorridendo il proprietario, che ricorda sempre tutto. Il negozio è piccolo e profumatissimo, circondato da mille scatoline di colori diversi, vetrate piene di gommosette, piramidi di Pastiglie Leone, stabilissime costruzioni di liquirizie Amarelli.

Ed una penombra freschissima, che rende questo luogo ideale per le lunghe conversazioni fra i clienti, specie d’estate. Stamattina ci sono passata di nuovo, per il caffè e le caramelle. C’erano una coppia di signori anziani ed un altro signore, sempre anziano.

Ora direte, poi ti lamenti che arrivano al blog cercando la parola “Gerontofilia”. E lo so, ma dove ci sono io ci sono sicuramente degli anziani, è una specie di regola non scritta. I primi hanno richiesto delle Bonelle alla frutta. “Solo fragola e ciliegia, ché le nipotine mie se le caramelle non sono rosse non le vogliono”. Il marito ha ribattuto che è colpa dei nonni se i bambini di oggi sono viziati, ché “noi facciamo i genitori di scorta e pensiamo che dobbiamo dar loro tutto quello che abbiamo tolto ai nostri, di figli” ma che è sempre troppo, troppo.

Da lì è partito il momento Amarcord: il proprietario, anche lui non più giovane, ha raccontato dell’emozione che provava da piccolo quando il nonno gli portava una caramella. “Qualunque gusto fosse andava bene e poi piegavo la carta e la conservavo in tasca, come un tesoro” e l’altro signore parlava delle Rossana, che “era come mangiarsi una fetta di torta” e l’altro anziano poi è partito con l’olio di fegato di merluzzo che ti davano a scuola che era disgustoso e  ti lasciava in bocca un saporaccio e solo i figli dei ricchi avevano le caramelle per ovviare all’inconveniente dell’alito pestilenziale; e l’altro ha ribattuto con l’epidemia di pidocchi e quello shampoo al petrolio con cui ti lavavano i capelli.

Poi la coppia è andata via, lei con il carrellino di Casalandia, lui con il cappello in testa. E allora è arrivato il turno dell’altro anziano che si è messo una mano in tasca ed ha tirato fuori la carta di una caramella stiratissima, senza nemmeno una piegolina, ed ha chiesto: “Due etti di queste, per favore” e poi è finito a raccontare del suo cagnolino che “è partito, purtroppo” e lo raccontava con gli occhi lucidi dicendo “mai più, mai più un animale che ti fa tanta compagnia come quello lì, che era come una persona, un amico, sempre vicino e che queste caramelle piacevano tanto a lui, le mangiava sempre” e quando il proprietario gli ha chiesto di cosa è morto e lui ha risposto “di diabete”, io ho fatto molta fatica per non scoppiare a ridere e poi ho pensato che è meglio se non me lo compro un cane, per il suo bene. Mi piace troppo il gelato col Nesquik.

maragojipe

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4 thoughts on “Comprare il caffè a Casal Bruciato è tutta un’altra storia

  1. ‘sti vecchi di Casalbruciato come mi mancano! ma il cocomero da zeppetto? dài, vacci, e continua la saga della tiburtina, ché ci tieni fresca la mente.

  2. Mia nonna comprava le caramelle alla menta e le teneva in una zuppiera in ceramica poggiata al centro del tavolo della sala da pranzo. Era lei a stabilire quando e quante io e mio fratello potevamo mangiarne, perciò io le rubavo di nascosto mentre lei innaffiava i fiori in giardino. Le rubavo io perché sono più grande di mio fratello e perché sono da sempre più apertamente ribelle ai limiti imposti. Le rubavo e non le mangiavo nemmeno perché quello che aspettavo era il ritorno di mio nonno dalla passeggiata in paese con la tasca destra dei pantaloni piena di Rossana.

Dai, dicci un fatto pure tu! :)

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