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Fate parlare i poeti.

Io, quand’ero giovane, tipo di anni sette o otto, scrivevo le poesie. Mi piaceva scrivere le poesie, mettere le virgole, andare a capo. Faceva sembrare i pensieri in ordine, più puliti, tutto quell’andare a capo. Scrivevo, scrivevo ma non facevo leggere niente a nessuno perché mi vergognavo delle poesie scritte su papà che la mattina si faceva la barba e poi indossava la maglietta interna, o sulla mamma che preparava il caffè e poi si fumava la sigaretta. Io scrivevo le poesie sulle persone che stavano attorno a me, sulla maestra Lucia, su Annalisa che veniva a giocare alle Barbie anche se era più grande. Allora oggi, ancora, di nuovo, io mi vergogno delle mie poesie e faccio parlare quelli che davvero sono poeti, che mi piacciono e dicono le cose che vorrei dire io ma che non sono capace.

Gianni Montieri, Avremo cura, Zona

Scrivere di una madre

farlo in una sera di febbraio

riporre, seguendo uno schema matematico,

i piatti asciutti in credenza

poi i bicchieri, le tazze

nel mobile più in alto.

La somma delle rinunce di una madre

di seguito la teoria del sottrarsi:

meno cose – meno vestiti – meno me

applicazione scientifica del dare:

più sacrificio – più amore – più esserci.

Dopocena faccio cose del genere,

quando sto in casa e non esco

non guardo la tele e nemmeno scrivo

sarebbe facile spiegarti il bene che mi fai

più facile con la neve fuori

– il bianco ti somiglia – 

invece mi accomodo in poltrona

controllo la posta e non ti chiamo.

Alessandra Racca, L’amore non si cura con la citrosodina, Neo Edizioni

Mia zia era vintage

Ho capito che

l’abito è vintage

lo stile è vintage

la fotografia è vintage

la pettinatura è vintage

il motivo floreale

è vintage

qualcuno mi ha detto

che la parola “lagrime”

è vintage

il divano di mia zia

è vintage

dunque doveva essere parecchio vintage anche mia zia

(vent’anni in più del divano)

questo è un mondo

che non invecchia più,

cambia stile

io

devo essere fuori moda

ma mi sembra che invecchio

comunque mia zia

a forza di essere vintage

poi

è morta

Adonis, Storia lacerata nel corpo di una donna, Guanda (traduzione di Fawzi Al Delmi)

La donna

Ecco, svanisco in ogni cosa,

ancora non conosco me stessa,

chi sono? Dove mi hai nascosta,

straniera nelle mie parole e nel mio pianto?

Come faccio a vedere l’arcano e a conciliarmi col

mio volto,

abbracciare me stessa?

Il mio desiderio mi ha smascherata. Il mio desiderio

mi ha separata da me.

Conosco l’inferno in terra come se io fossi 

l’inferno.

(silenzio)

Cesare Pavese, Le poesie, Einaudi

No, io son nato per l’inverno,

per il grigio e il freddo che mi serra d’intorno

per starmene raccolto a stringere sul cuore la mia fiamma,

povera fiamma vacillante.

La bella natura

che si scalda e vive decisa

al sole, ai colori più sani,

datrice agli eletti di pensieri ed opere forti,

inesorabile come la vita,

universale piena,

a me (piangete o miei poveri sogni)

dà smarrimento e stanchezza,

a me spegne ogni fiamma, fonte più pura.

[11 agosto 1927]

Sylvia Plath, Lady Lazarus e altre poesie, Mondadori (a cura di Giovanni Giudici)

[da Ariel]

Orlo

La donna è perfezione.

Il suo morto

Corpo ha il sorriso del compimento,

Un’illusione di greca necessità

Scorre lungo i drappeggi della sua toga,

I suoi nudi

Piedi sembran dire:

Abbiamo tanto camminato, è finita.

Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno

Come un bianco serpente a una delle due piccole

Tazze del latte, ora vuote,

Lei li ha riavvolti

Dentro il suo corpo come petali

Di una rosa rinchiusa quando il giardino

S’intorpidisce e sanguinano odori

Dalle dolci, profondi gole dl fiore della notte.

Niente di cui rattristarsi ha la luna

Che guarda dal suo cappuccio d’osso.

A certe cose è ormai abituata.

Crepitano, si tendono le sue macchie nere.

Wislawa Szymborska, La gioia di scrivere, tutte le poesie (1945- 2009), Adelphi, a cura di Pietro Marchesani

Da Appello allo Yeti (1957)

Le quattro del mattino

Ora dalla notte al giorno.

Ora da un fianco all’altro.

Ora per i trentenni.

Ora rassettata per il canto dei galli.

Ora in cui la terra ci rinnega.

Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.

Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.

Ora vuota.

Sorda, vana.

Fondo di ogni altra ora.

Nessuno sta bene alle quattro del mattino.

Se le formiche stanno bene alle quattro del mattino

– le nostre congratulazioni. E che arrivino le cinque,

se dobbiamo vivere ancora.

Raymond Carver, Orientarsi con le stelle, Tutte le poesie, Minimum Fax (a cura di William L. Stull, traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Dolore

Mi sono svegliato presto, stamattina, e dal letto

ho guardato lontano nello Stretto e ho visto

una barchetta traversare le acque agitate

con una sola luce accesa. Mi sono ricordato

di un amico che era solito chiamare

a gran voce la moglie morta dalla cima dei colli

attorno a Perugia. Che ha continuato a mettere un piatto

in tavola anche per lei per molto tempo dopo che

non c’era più. E apriva le finestre

per farle godere l’aria fresca. Queste manifestazioni

le trovavo imbarazzanti. Al pari degli altri suoi

amici. Non riuscivo a capirle.

Fino a stamattina.

Charles Bukowski, E così vorresti fare lo scrittore, Guanda (traduzione di Simona Viciani)

Che posso farci?

è vero:

dolore e sofferenza

aiutano a creare

quella che noi chiamiamo

arte.

potendo scegliere

non mi sarei mai

scelto

questo maledetto

dolore

e questa sofferenza

ma chissà come sono loro a scovare

me

e intanto i diritti d’autore

continuano

ad

arrivare.

 

The mask Gallery, Francesco Paolo Catalano
The mask Gallery, Francesco Paolo Catalano
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