è per lavoro

Vita da freelance: non sono Wonder Woman.

Tutto è cominciato dopo il corso per social media manager fatto con Enrica Crivello: mi ha dato sicurezza, mi sembrava finalmente di avere qualcosa che attestasse che potevo fare quel mestiere, che avevo superato delle prove, che avevo finalmente una certificazione.  Ho deciso di cominciare a lavorare come libera professionista, di offrire i miei servizi a più persone, in più ambiti.  E’ stato folgorante: mi sentivo carica, mi sembrava che tutto fosse possibile, che sì, ci sarebbero state sicuramente delle difficoltà ma che io le avrei superate. Cosa avevo di meno delle altre freelance? Guarda come sono felici, come sono spumeggianti! Mi attendeva una vita piena di successi.

L’eccitazione è continuata per almeno un paio di mesi: una partita iva, una brava commercialista, un paio di lavori già confermati e diverse nuove richieste. E in più, la magnifica sensazione di essere finalmente padrona del mio tempo. Posso lavorare di notte! Posso alzarmi alle cinque e vedere l’alba! Gli eventi! Immaginavo scenari meravigliosi di me al Caffè a parlottare fitto fitto con altri freelance, di scambiare mille informazioni, di essere parte di una comunità che può bere il cappuccino alle due di pomeriggio. Magnifico, bellissimo, era proprio quello che volevo.

Sono passati altri mesi e mi sono accorta di essere sola. Sola, completamente sola. Dalle otto del mattino alle otto di sera. La partita iva significa fatturazione, la partita iva significa tasse, la partita iva presuppone che tu abbia un minimo di familiarità con i calcoli. La partita iva significa che per portarti a casa uno “stipendio” che ti consenta di vivere decentemente devi fatturare il doppio. Presuppone clienti con i quali avere un rapporto di lunga data, oppure tanti piccoli clienti. Tanti. Il mio tempo, la sensazione di libertà è quindi evaporata. Ehi, lo so cosa stai pensando, che sono una sprovveduta, ché non lo sapevi? Lo sapevo. Ma tutto il mondo intorno queste cose non me le ha dette. Tutto il mondo intorno continua a muoversi leggiadro, indipendente e pieno di soldi o almeno a regalare quella sensazione nei mille post motivazionali, foto splendenti e Guarda quanto ho guadagnato quest’anno.

Trovare i clienti è estremamente faticoso. Come molti nella mia situazione, tutti quelli che fanno un lavoro che comporti uno sforzo creativo sanno che è difficile spiegare cosa facciamo, quali sono i risultati, le competenze che occorrono. Spesso, dopo un mega spiegone e relativo preventivo, mi sono sentita rispondere: Tutti questi soldi? Ma che ci vuole a stare su facebook, posso farlo da solo. Non sono tutti così, ovvio e lo dimostra il fatto che io continui a lavorare, ma la stragrande maggioranza delle persone sottovaluta completamente la cosa. Mi sembra che Roma rappresenti una specie di buco nero del digitale, influenzata dalla sua adorabile modalità Ce pensamo domani.

Gli altri freelance? Non li ho visti. Li ho cercati ma non li ho visti. Non c’è stato nessun cappuccino delle due del pomeriggio, schiacciati tutti dal lavoro e dal turbinio della vita mondana. Loro.

Sono tornata a quei post, quelli del Se vuoi puoi, quelli con i consigli per il personal branding, per far decollare il proprio business, quelli del devi esserci sempre però ogni tanto esci, fai una passeggiata, la vita da freelance è uno spasso, no?

Ho cominciato a chiedermi: perché solo io non sono così? Perché solo io non sono Wonder Woman? Cos’ho che non va? Perché non riesco ad essere felice di una situazione che ho voluto fortissimo e che ho scelto con coscienza? Perché mi impegno tantissimo eppure mi sembra sempre di stringere in mano sabbia? Non mi è passato minimamente per la testa che molti possano mentire, scegliere di mostrare soltanto la parte migliore di sé. Probabilmente, non sono così brava come credo, non sono brava come tutti gli altri.

Sono passati altri mesi, sempre sola. I miei contatti umani si sono ridotti all’osso: parlo con i clienti, con i miei contatti su facebook, con il fruttarolo, con il ragazzo del banco carni che somiglia a Totti da giovane.  Ci sono mattine in cui mi sveglio e il vuoto cosmico di questa casa mi ingoia. Mattine in cui sono ottimista, dai, l’hai scelto, va bene, ce la puoi fare. Dirai che c’è il coworking, è vero, ma no, non me lo posso permettere.

Sono passati altri mesi e sono cominciate altre mattine. Mattine in cui, dopo nottate insonni, nemmeno due caffettiere riuscivano a rimettermi in riga. Poi è successo: ho cominciato a fare fatica ad uscire di casa. L’ansia, il respiro corto. Rimandare il più possibile il contatto con l’esterno. Sudare, sudare tantissimo, come un tuffo in piscina. Poi farsi coraggio, aprire la porta, arrivare fuori: vedi, c’è il sole, va tutto bene, non può succedere nulla. La musica nelle orecchie, concentrarsi sulle battute, tamara stai calma, sei arrivata, ci vorranno pochi minuti. Le commissioni sbrigate alla velocità della luce, unico obiettivo raggiungere l’androne del palazzo per sentirsi al sicuro.

Due anni fa era tutto diverso, due anni fa, abbagliata dalle lucciole social, pensavo fosse tutto migliore, tutto più saporito, tutto diverso.

Ho pensato che non sapevo proprio un cazzo della vita da freelance.

f_woodman
Francesca Woodman
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12 thoughts on “Vita da freelance: non sono Wonder Woman.

  1. Capisco queste cose. Perché non pensare di lavorare in uno spazio di co-working? Forse, forse, potrebbe aiutarti. In bocca al lupo, Ila

  2. Puoi vantarti di aver esplicitato quello che tutti sentiamo e viviamo ma è difficile da discutere apertamente. La vita da freelance è fatta innanzitutto di incertezze, la continua ricerca della giusta nicchia e del cliente ragionevole, la lotta alla solitudine, l’agonia del farsi riconoscere un valore economico e del recuperare pagamenti sempre tardivi.

    Nel networking è difficile trovare persone oneste in grado di scoprirsi su questi temi senza che ne approfittino per fingere di essere i nuovi geni dell’imprenditoria. Ho deciso che continuerò a essere aperto e mostrare queste fragilità perchè ci tengo di più a trovare quella persona su 100 che entra in sintonia piuttosto che non trovarne nessuna facendo finta di avere un successo che non ho.

    Sono con te perchè mi sento come te, tieni duro!

  3. Guarda che non sei sola. L’ansia mi sa che ce li abbiamo tutti e tutte. Forse è un mestiere più per persone introvertite che per persone a cui piace socializzare, come noi. Forse. Ma si va avanti. Non mollare 🙂

  4. La vita da partita Iva e’ incertezza perenne…sarebbe stato un peccato sprecare le tue doti senza almeno un tentativo; tieni duro !
    Certo le 🎶 dolenti ci sono: pensa quanti 448 girano sconsolati, nessun guizzo d’intelligenza, niente capelli fantastici, no ironia…solo comuni passeggeri e autisti atac super-scojonati…
    Dai Tamara, ce la farai, tieni duro

  5. Ciao cara, se vuoi anche io sono una freelance creativa su Roma. Visto il caldo sarebbe da prendere un gelato più che un cappuccino, che dici? 😉

  6. Mi sembra di leggere me stessa! Come ti capisco…per me che tendo a isolarmi già per natura, la vita da freelance è un dono e una condanna. È incredibile come una professione che metta a disposizione tanta libertà possa risultare così opprimente. Forse perché qui in Italia è ancora una rarità e non è facile trovare colleghi in grado di capirci…o forse è semplicemente la mia ansia a essere cresciuta, e io a essermi assuefatta alla situazione, a tal punto da rendermi difficile compiere anche un minuscolo passo al di fuori della mia zona di sicurezza. Però nei momenti di ottimismo penso che proprio perché dobbiamo affrontare questi ostacoli siamo delle Wonder Women un po’ anche noi, e che anche un microscopico cambiamento nella giusta direzione è da considerarsi un successo. Sto pensando anch’io a delle soluzioni che mi permettano di ritornare nel mondo: connettermi con altri colleghi per ora in internet, partecipare a eventi e conferenze…sperando che da cosa nasca cosa.

  7. L’ha ribloggato su fromValewithlovee ha commentato:
    NONSONOWONDERWOMAN. Ho googlato questa parola sperando che il dominio fosse libero, perchè è tra le idee per il mio brand, e tra i risultati è apparso questo articolo. Leggendolo ho pensato che ci fosse una connessione tra me e lei, Francesca Woodman, perchè anch’io ogni giorno combatto la sensazione di avere solo sabbia tra le mani e che i miei sogni erano ben lontani dalla realtà immaginata.
    Ribloggo perchè mi sono sentita meno sola e spero che dia la stessa sensazione a chi lo leggerà nel mio blog.

    Valentina Lai

  8. Ciao Tamara! Arrivo mesi dopo sul post ma ti ho scoperta da poco e mi piaci. Te lo volevo dire, ecco, perché credo faccia bene sentirlo (e non lo si dice mai abbastanza spesso) e perché leggendo il post, mi sono sentita coccolata, come quando ti svegli infreddolita in una mattina d’autunno e qualcuno ti ha preparato pantofole calde in fondo al letto… è una sensazione di calore e mi ci sono calata dentro, è onesto e mi ha ispirata. Anche io mi sento così, tra l’altro ho decorato tutta casa per creare un ambiente super accogliente e piacevole, sarà un caso? XD

  9. Ciao Tamara, comprendo appieno la tua situazione, in quanto anche io lavoro da designer semi-freelance e lotto ogni giorno contro tutti quelli che mi considerano “artistoide” e che “tanto il computer fa tutto da sè”… tento di fare web marketing ma mi trovo contro un muro di ignoranza e di un piccolo cliente che “non vuole investire in pubblicità”, per cui devo fare tutto con applicazioni e account free.
    La verità è che dovremmo essere più “brave” e spigliate a vendergli il prodotto / servizio e a promettergli risultati, che non sappiamo nemmeno noi prevedere. È bello il mondo del web marketing ma è molto fuffoso. Quando ho studiato design nei primi anni 2000 era tutto più “materiale” e “concreto”, ed internet era ancora in fase 1.0.
    Quello che ti suggerisco, come altri hanno già fatto, è di tenere duro e di condividere il più possibile il tuo sentire e i tuoi dubbi, e di “rassegnarti” al fatto che non tutti possono capire la nostra situazione.

Dai, dicci un fatto pure tu! :)

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